YES-BAT è un progetto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Ricerca sulle Acque CNR-IRSA di Verbania in collaborazione con la Stazione Teriologica Piemontese

Pipistrelli e Coronavirus? Rispondiamo ai dubbi

A causa delle molte informazioni carenti e spesso errate che circolano relativamente all’origine di COVID-19, si sono diffusi nella popolazione timori circa il rischio di contrarre la malattia dai nostri pipistrelli.  L’ISPRA, nella consapevolezza del problema, ha redatto un testo volto alla corretta informazione del pubblico (ve lo allego), in cui si informa la popolazione che
Nessun coronavirus potenzialmente dannoso per l’uomo è stato isolato in Italia o in Europa e la prossimità di pipistrelli all’uomo, come ad esempio quella che si realizza in presenza di colonie di questi mammiferi in aree abitate, non pone rischi di trasmissione di SARS-CoV-2“.
Qui potete leggere il comunicato integrale Leggi il comunicato
Suggeriamo inoltre la lettura di questa bella intervista al Prof. Danilo Russo, Professore del Dipartimento di Agraria all’Università degli Studi di Napoli Federico II Scarica qui

Mettiamo inoltre a disposizione altro materiale informativo, prodotto a livello nazionale e internazionale

 

8 Aprile 2020.Comunicato congiunto dei Segretariati UNEP/CMS (Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici di fauna), UNEP/AEWA (Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori africani ed euroasiatici) e UNEP/EUROBATS (Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei): Leggi il comunicato (in Inglese)

31 Marzo 2020.La sintesi del virologo J. E. Echevarría (dal sito di SECEMU Spanish Association for the Conservation and Research of Bats): Leggi l’articolo (in Inglese)

27 Marzo 2020. Vive con cinquecento pipistrelli in casa. “Ma non trasmettono alcuna malattia”.
Leggi l’articolo

21 Marzo 2020. Un ottimo articolo di M. Tuttle: Leggi l’articolo (in Inglese)

la Repubblica, 26 Marzo 2020. Danilo Russo: “Perché non avere paura dei pipistrelli”.  Leggi l’articolo

Colpevoli fino a prova di innocenza. Coronavirus e Pipistrelli il nostro punto di vista

La Dott.ssa Elena Patriarca, responsabile delle indagini chirotterologiche del nostro progetto, risponde alle vostre domande sul rapporto tra virus e pipistrelli, ancora una volta smentito. (il pdf è scaricabile qui)

“Dovunque vada, in questi giorni, sento parlare di coronavirus e chi mi conosce, sapendo che da molti anni mi occupo di studio e monitoraggio dei chirotteri, cioè di pipistrelli, mi chiede se davvero questi animali siano causa dell’epidemia recentemente sviluppatasi in Cina e se vadano temuti. I media abbondano infatti di articoli e video in cui si afferma che la malattia è stata portata dai pipistrelli. Uno di tali comunicati (1), successivamente corretto a seguito delle proteste dei chirotterologi, induceva addirittura a credere che il virus in questione, chiamato SARS-CoV-2 o virus responsabile della malattia COVID-19, fosse stato trovato anche in chirotteri piemontesi, e che la popolazione locale dovesse adottare “massima precauzione nell’avvicinarsi agli immobili dove si annidano i pipistrelli”. Cerchiamo dunque di fare chiarezza. In natura esistono milioni di virus; salvo poche eccezioni, sono innocui per la nostra specie e fondamentali nel mantenimento degli equilibri ecosistemici.
Con circa 1400 specie, i pipistrelli rappresentano quasi un quarto dei mammiferi conosciuti. Ci si può dunque attendere che, essendo tanti, ospitino un numero elevato di virus. È anche possibile che tale numero sia amplificato per ragioni evolutive: i pipistrelli sono gli unici mammiferi capaci di volo attivo; durante il volo il metabolismo è accelerato e si producono agenti ossidanti, potenzialmente in grado di causare danni alle cellule; nel corso dell’evoluzione, i pipistrelli hanno dovuto confrontarsi con tale problema e l’hanno risolto sviluppando meccanismi di difesa che li rendono particolarmente resistenti alle malattie, compresi tumori e infezioni virali. Di
conseguenza, i pipistrelli sono anche particolarmente longevi, sottraendosi alla regola per cui un animale di piccola taglia ha vita breve: un topo, un toporagno o un’arvicola – mammiferi di taglia simile a quella dei nostri pipistrelli – hanno una speranza di vita di pochi mesi, mentre per molti pipistrelli è accertato il superamento dei 30 anni di vita!
Dalla comprensione dei meccanismi molecolari alla base di queste caratteristiche dei pipistrelli potrebbero derivare interessanti ricadute applicative in campo medico. Ma torniamo alla questione da cui siamo partiti, perché quello che ci siamo chiesti, in fondo, è se i pipistrelli possano accorciarci la vita, non allungarcela …
Ospitare un alto numero di virus non significa poter infettare la nostra specie. Come ben spiegato sul sito web dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (2), in alcune specie di chirotteri sono stati rilevati numerosi coronavirus che sono considerati innocui per l’uomo nonostante l’affinità al virus della COVID-19 e al coronavirus, per vari aspetti simile, che ha causato nel 2002-2003 l’epidemia di SARS. Perché l’uomo venga infettato occorre che ci sia compatibilità fra le proteine di superficie del virus e i recettori delle cellule umane. Ad oggi, tuttavia, nei pipistrelli non sono state identificate varianti di questi virus che siano certamente capaci di legarsi efficacemente ai recettori umani e si ritiene improbabile che l’epidemia in corso, e in passato la
SARS, siano state causate da un passaggio del virus da pipistrello a uomo. Detto in altre parole, anche se progenitori del virus responsabile della malattia COVID-19 fossero presenti in qualche specie di pipistrello, la trasformazione che ha portato all’infezione dell’uomo e scatenato l’epidemia è probabilmente avvenuta in un altro animale, il cosiddetto ospite intermedio.
Nel caso della SARS, numerosi studi hanno individuato in mammiferi della famiglia dei viverridi, oggetto di allevamento e commercio in Asia, gli agenti che hanno trasmesso il virus all’uomo. Il rischio per l’uomo è dunque derivato dal contatto coi viverridi, non con i pipistrelli.

Si sa che parte delle prime persone ammalatesi di COVID-19 aveva visitato il mercato del pesce di Wuhan, dove vengono venduti animali vivi di molte specie, sia di allevamento che selvatici; si è dunque ipotizzato che il virus sia stato trasmesso all’uomo attraverso un ospite animale venduto nel mercato. Inizialmente, alcuni ricercatori hanno sostenuto che il responsabile fosse un serpente, ma tale ipotesi è stata giudicata improbabile da altri studiosi. Altri ancora hanno poi puntato l’indice su una specie di pangolino utilizzata nella medicina tradizionale cinese e, alla data in cui scrivo (11/02/2020), si attende la pubblicazione su rivista del lavoro che dovrebbe
eventualmente comprovare tale tesi. Al momento, dunque, non si hanno ancora certezze sul passaggio animale-uomo, né si può affermare che il mercato del pesce di Wuhan sia stato effettivamente il teatro della trasmissione
(benché, fosse anche solo per le pessime condizioni in cui vengono tenuti molti animali in quel mercato, vorremmo che il divieto di commercializzazione disposto per l’emergenza sanitaria diventasse definitivo). Quello che è certo dell’epidemia in corso, è la sua propagazione attraverso il contagio da uomo a uomo. Non dobbiamo dunque temere i pipistrelli, ma semmai i nostri conspecifici, dando ovviamente il giusto peso al rischio. Si stima che il tasso di mortalità fra le persone contagiate sia intorno al 2%, percentuale che potrebbe cambiare con mutazioni del virus. Per dati aggiornati sull’epidemia si veda, in calce, 3. Non si sa quanto essa durerà e quale sarà il suo bilancio finale, ma per valutarne il livello di gravità potrà essere utile considerare che, annualmente, a causa di complicazioni dell’influenza stagionale, si stima che muoiano nel mondo dalle 290.000 alle 650.000 persone (4).
Detto questo, torniamo ai pipistrelli. Abbiamo visto che non dobbiamo temerli, ma forse è il caso di ricordare anche quanto dobbiamo apprezzarli. I pipistrelli sono fornitori di “servizi ecosistemici”: dalla loro attività derivano cioè importanti benefici per la nostra specie. Quantificarli in termini monetari è complesso, ma negli ultimi anni sono stati pubblicati studi che, con riferimento a casi specifici, si sono posti tale obiettivo. Citerò alcuni dei dati che riportano; non sono certamente esaustivi, ma possono dare un’idea.
Negli ecosistemi tropicali e subtropicali, i pipistrelli che si nutrono di nettare o frutti contribuiscono  all’impollinazione e alla disseminazione di molte centinaia di piante, comprese specie d’interesse per l’uomo in relazione alla produzione di frutta, legname, sostanze medicinali e altri prodotti commerciali.
Per fare un esempio, si deve quasi totalmente ai pipistrelli l’impollinazione delle piante di durian, che nel sudest asiatico è considerato il “re dei frutti”. In Thailandia, il maggior produttore, il valore di mercato del frutto nel 2000 è stato di circa 575 milioni di dollari USA e a livello globale è stato stimato un valore di mercato di circa un miliardo di dollari. In America, negli ambienti tropicali deforestati, attraverso la dispersione dei semi di alcune piante pioniere i pipistrelli sono responsabili fino al 95% della ricolonizzazione vegetazionale. Nella fascia
tropicale africana contribuiscono alla disseminazione delle specie arboree che forniscono il 34% del volume di legname esportato. Disperdendo i semi dell’albero del karitè e facilitandone la germinazione attraverso il passaggio nel tubo digerente, nella fascia sub-sahariana dove cresce tale specie i pipistrelli sostengono una produzione il cui valore annuo di mercato è stato complessivamente stimato in 360 milioni di dollari USA.
I pipistrelli che si nutrono di invertebrati, fra i quali tutte le specie italiane, sono degli eccezionali insetticidi naturali, la cui attività è particolarmente preziosa in agricoltura. È stato calcolato che, se non ci fossero i pipistrelli, gli agricoltori degli Stati Uniti dovrebbero proteggere le loro coltivazioni con ulteriori trattamenti fitosanitari e lo scenario di spesa considerato più probabile per i medesimi sarebbe di 22,9 miliardi di dollari all’anno.
In Thailandia, il consumo, da parte dei pipistrelli, di insetti che arrecano danni nelle risaie determina un beneficio economico annuo di oltre 1,2 milioni di dollari, cifra localmente sufficiente a nutrire col riso 26.000 persone all’anno. Nelle risaie spagnole, incrementando la presenza di Pipistrellus pygmaeus (una specie presente anche qui da noi) attraverso la collocazione di bat box, si è valutato che ai risicoltori derivi un risparmio (per minore esigenza di trattamenti) di almeno 21 euro per ettaro all’anno.
Altri esempi di valutazioni economiche riguardano l’utilizzo del guano dei pipistrelli come fertilizzante e il turismo attirato dallo spettacolo della sciamatura serale delle grandi colonie: ammonta a 10 milioni di dollari all’anno l’indotto dovuto ai pipistrelli che utilizzano come rifugio un ponte di Austin, in Texas.
Mancano invece ancora, purtroppo, quantificazioni dei benefici dovuti alla predazione dei pipistrelli sugli insetti fonte di problemi sanitari, in particolare le zanzare, che nelle graduatorie delle specie animali più pericolose per l’uomo si collocano al primo posto.
Certo, in alcuni casi i pipistrelli possono anche arrecare dei danni alle attività umane – ad esempio può capitare che lo facciano i pipistrelli frugivori in determinate piantagioni di alberi da frutto – ma se si va ad analizzare tali situazioni, si scopre spesso che si tratta di problemi risolvibili (nel caso dell’esempio, proteggendo le piante con reti) e che alla radice di essi c’è l’uomo, che ha distrutto o alterato gli ambienti naturali dove tali pipistrelli vivevano.
In ogni caso, i benefici sovrastano enormemente gli svantaggi. L’uomo ha moltissimo da guadagnare, non da perdere, dai pipistrelli.
Peccato che non si possa dire il contrario: molte attività umane minacciano gravemente i pipistrelli e, poiché abbiamo parlato di malattie, è bene ricordare che l’uomo è alla base di quella che è oggi considerata una delle più gravi patologie della fauna, ossia la white-nose syndrome o white-nose disease, che colpisce proprio i pipistrelli. Causata dal fungo Pseudogymnoascus destructans, che si ritiene essere stato inconsapevolmente introdotto in Nord America dall’uomo, la malattia è stata per la prima volta rilevata nell’inverno 2005/06, nello Stato di New York. Da allora si è diffusa rapidamente attraverso gli Stati Uniti e il Canada, segnando nella sua avanzata la morte di milioni di pipistrelli e portando sull’orlo dell’estinzione anche specie precedentemente considerate molto
comuni. Le normative vigenti, in Italia come in tutta Europa e in molti altri Paesi, pongono i pipistrelli fra la
fauna che merita rigorosa protezione. Con beneficio delle generazioni presenti e future.

1. Corona virus, Orusa: “Chirotteri serbatoi prioritari. Scoperto in aree del Piemonte”. Articolo a firma di S. Lucchini, comparsi su VoxPublica.it in
data 27/01/20, e successivamente corretto.
2. https://www.izsvenezie.it/wuhan-novel-coronavirus-come-nasce-emergenza/
3. https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports
4. https://www.who.int/influenza/surveillance_monitoring/bod/en/

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Riportiamo inoltre la bella intervista alla Dr. Laura Garzoli di Gianfranco Quaglia apparsa su L’Azione, L’Informatore Borgomanerese e Il Verbano sull’argomento. Informatore Borgomanerese 07_02_20

 

 

Prima segnalazione in Italia di P. destructans

Cari amici di YES!BAT,

ci scusiamo per il lungo silenzio, ma stavamo lavorando a uno studio della massima urgenza. Purtroppo, il nostro gruppo di ricerca, Stazione Teriologica Piemontese e CNR-IRSA di Verbania, in collaborazione con la Prof. Anna Maria Picco (Università degli Studi di Pavia) e il Dr. Marco Riccucci, ha dimostrato, per la prima volta in Italia, la presenza del fungo Pseudogymnoascus destructans, l’agente della malattia chiamata sindrome del naso bianco (white-nose disease o white-nose syndrome).

La patologia non colpisce l’uomo, ma sta purtroppo causando declini demografici senza precedenti nelle popolazioni di chirotteri (pipistrelli) del Nord America. Si stima che, nei soli Stati Uniti, ne abbia già uccisi milioni.

La white-nose disease viene così chiamata per la crescita massiva di micelio bianco sul naso, il muso le orecchie e/o la membrana alare dei pipistrelli colpiti. Il fungo, non patogeno per l’uomo, colpisce gli esemplari durante il periodo di ibernazione, con picchi di intensità dell’infezione quando la temperatura corporea degli animali si trova tra i 5° e i 6°C. Le ife fungine penetrano la pelle, causando erosione cutanea e ulcere caratteristiche, che possono progredire invadendo il tessuto connettivo sottostante.

Si ritiene che il fungo sia stato introdotto in Nord America dall’Europa o dall’Asia.  In Europa la sua presenza era già stata verificata in numerosi paesi ma per l’Italia non era ancora segnalata.

Anche in Europa le lesioni provocate dal fungo possono avere esito letale per gli esemplari colpiti, ma non risultano segnalati fenomeni di mortalità di massa; si ritiene che ciò sia dovuto a una storia di coevoluzione ospite-parassita, che ha portato i pipistrelli a sviluppare forme di tolleranza nei confronti del patogeno (ciò non è avvenuto in America, dove il fungo è stato introdotto). Il fungo sopravvive nei siti di ibernazione adatti e, verosimilmente, viene diffuso da sito a sito soprattutto attraverso gli spostamenti naturali dei pipistrelli.

Anche l’uomo, tuttavia, visitando le grotte, può contribuire alla sua diffusione, a causa di calzature, abbigliamento o altri oggetti contaminati.  Si ritiene che sia stato l’uomo a portare il fungo in America, dal momento che i chirotteri non effettuano migrazioni che possano far ipotizzare un’introduzione a essi dovuta.

Tutti noi possiamo fare qualcosa per fermare la diffusione della patologia!

Riportiamo le MISURE PRECAUZIONALI, sviluppate per la grotta di Rio Martino, ma utili se si visita qualsiasi sito contaminato, per prevenire ulteriori diffusioni del fungo dovute all’uomo.

http://www.centroregionalechirotteri.org/download/Protocollo_WND.pdf

Per maggiori informazioni contattare info@yesbat.it

YES!BAT al 9° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione!

I risultati del nostro progetto “YES!BAT Sustainable Rice Fields: say YES! to bats” verranno presentati al 9° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, che si terrà il 27-28 Novembre 2018 a Milano.

Il 28 Novembre alle 14.45, nella splendida cornice dell’Hangar Bicocca, verranno esposti i traguardi ottenuti in questo anno molto produttivo di ricerca e sperimentazione.

Grazie al contributo della Fondazione BCFN, enti di ricerca (CNR-IRSA di Verbania, Stazione Teriologica Piemontese, Università Statale di Milano), aziende agricole (Riso Preciso, Cascina Canta, Cascina Bettola), associazioni, volontari, studenti e tecnici hanno collaborato al nostro progetto in difesa della biodiversità e a sostegno di un’agricoltura sostenibile e proiettata verso il futuro.

Oltre a noi, al forum parteciperanno esperti nazionali e internazionali. Potete consultare l’agenda a questo link e registrarvi gratuitamente per partecipare

https://www.barillacfn.com/it/food_forum/international_forum/forum-2018/

Se non potete venire di persona, seguite il live streaming via social media della fondazione BCFN!

Angela Boggero, ricercatrice CNR-ISE, racconta YES!BAT

La referente scientifica per la parte entomologica del progetto, la Dott.ssa Angela Boggero del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi CNR-ISE ci racconta la sua esperienza nel progetto YES!BAT e la sua idea di sviluppo sostenibile.

 

Progetto YES!BAT: da cosa nasce quest’idea?

L’idea è nata il giorno in cui sono stata contattata da personale della Stazione Teriologica Piemontese, perché avevano bisogno di un esperto che sapesse riconoscere gli insetti contenuti nel guano prodotto dai pipistrelli. Avendo io esperienza legata agli insetti acquatici, avevo bisogno di ampliare le mie conoscenze anche agli insetti terrestri. Chiacchierando sulle modalità lavorative, abbiamo pensato di sviluppare un’idea progettuale che ci permettesse di trovare dei finanziamenti che coprissero le spese di trasferta. Abbiamo pensato che le risaie potessero costituire un habitat ideale per lavorare contemporaneamente su pipistrelli e sulla loro dieta, perché in quest’ambiente sicuramente la maggior parte della dieta si basa su insetti acquatici.

 

Com’è andata fino ad ora e quali sono le aspettative?

Non abbiamo mai pensato di vincere e abbiamo partecipato così come abbiamo sottomesso altre idee in altre tipologie progettuali. Quel che posso dire è che abbiamo avuto un riscontro più che positivo, non solo all’interno di Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, ma anche al di fuori fra gli agricoltori che sostengono il progetto, le aziende Riso Preciso, Cascina Canta, e Depaoli, e fra coloro che si occupano di agricoltura sia in ambiente risicolo che di altre pratiche colturali. Anzi, fra di noi ci diciamo che il progetto sta viaggiando molto più velocemente e da solo, rispetto a quanto avessimo mai immaginato.

Le aspettative che inizialmente erano veramente poche, ora sono cresciute, e quindi pensiamo di poter sviluppare un metodo analogo che possa essere utilizzato anche da agricoltori legati all’orto-frutticolo dove l’arrivo di specie aliene sta causando notevoli danni. Questa parte del progetto, sviluppata ad hoc, potrebbe infatti portare ad una riduzione dell’uso dei fitofarmaci nelle colture, ottenendo così prodotti più naturali, ma anche aiutare a fermare la diffusione di parassiti che rovinano e danneggiano la produzione dei singoli agricoltori.

 

Qual è il suo concetto di sostenibilità e come si lavora in questa direzione?

Lo sviluppo sostenibile è inteso come uno sviluppo che soddisfa le necessità attuali e future. E sottolineo future. È quindi un processo in continua evoluzione che deve obbligatoriamente agire a livello ambientale, ma anche economico e sociale. L’istituto presso cui lavoro (Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR) si è da sempre adoperato affinché gli ambienti acquatici venissero preservati in condizioni naturali o quasi naturali, ha contribuito al risanamento ambientale di ambienti impattati e ha sviluppato metodologie di monitoraggio dello stato di salute di tali ambienti a supporto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e di indicatori di qualità in grado di fornire utili informazioni sullo stato ecologico degli ambienti d’acqua dolce.

 

SDGs goals: quale può essere il contributo del CNR-ISE?

Diciassette sono gli obiettivi che dimostrano il fulcro delle idee dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che coinvolgono l’ambito economico, sociale ed ambientale. Il CNR-ISE garantisce già il proprio contributo all’interno di tematiche quali: la protezione dell’ambiente dal degrado, anche attraverso un consumo ed una gestione eco-sostenibile della risorsa acqua, così come attraverso azioni di informazione sul cambiamento climatico e sui possibili scenari futuri, e azioni di contrasto.

Tutto questo nell’ottica di contribuire a migliorare la vita dell’uomo soprattutto quando sviluppato in armonia con la natura circostante, ossia attraverso il miglioramento dei servizi ecosistemici e della qualità della vita.

 

YES!BAT è stato presentato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, nel panel “Porre fine alla povertà, proteggere il pianeta, assicurare prosperità per tutti? La risposta è nel cibo?”. Ci dia un suo parere: il cibo può essere la soluzione?

La risposta è in una modalità di nutrizione diversa: non solamente le carni forniscono proteine e altri macronutrienti fondamentali al nostro corpo. Una dieta alimentare corretta aiuterebbe a ridurre i problemi legati all’obesità, a disfunzioni, e ad altre malattie che si è visto hanno una forte relazione con la dieta seguita. Questo perché, sia la produzione di carne che l’agricoltura si basano fortemente sull’uso di fitofarmaci e altre sostanze che sostengono una produzione più elevata. Prodotti più naturali sosterrebbero una nutrizione migliore e più adeguata alle esigenze di vita, renderebbero il pianeta un luogo migliore e più salubre in cui vivere e soprattutto aiuterebbero a risolvere problemi legati alla povertà. Quanti poveri possono permettersi una fonte di cibo come la carne? Pochi, quindi la risposta è nel cibo: una migliore e più variata dieta vegetale che non escluda del tutto le carni, ma che le riduca drasticamente.

 

Ricercatrice, vegetariana, secondo lei, qual è il cibo del futuro?

Purtroppo devo ammettere che è probabile che proprio gli insetti, di cui mi occupo, entreranno a far parte del cibo del futuro perché il nostro pianeta non è più in grado di sostenere una produzione di carne così elevata, nonostante l’aumento della ricchezza nei Paesi del terzo mondo lasci intendere che proprio questa sarà la scelta. Le scelte nutrizionali, con gli spostamenti di massa legati a guerre e cambiamenti del clima, si stanno spostando verso nuove fonti di cibo e l’uomo è caratterizzato dalla curiosità verso il nuovo, nuovi cibi e nuovi modi di cucinare il cibo.

Questo mi permette di fare una battuta sorridendo: proprio come vegetariana, io sarò fuori da tutto questo e ne sono felice. Non ho mai amato la carne e non vorrei dover vedere un insetto entrare nei miei piatti!

 

 

 

YES!BAT inserito nel report 2018 del Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite!

200 progetti presentati, 61 paesi partecipanti, 50 approvati da un panel di super esperti. E YES!BAT ce l’ha fatta! Siamo stati inseriti nel report 2018 delle Youth Solution Reporto dell’ UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN). L’organizzazione lavora dal 2012 sotto l’auspicio della segreteria generalle delle Nazioni Unite. SDSN mobilita competenze scientifiche e tecnologiche a livello mondiale per promuovere soluzioni pratiche per lo sviluppo sostenibile, tra cui l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e l’Accordo sul clima di Parigi.

Potete scaricare qui la pubblicazione, oppure visitare i siti:

Youth Solution Report 2018 www.youthsolutions.report

o

United Nation – Sustainable Development Solution Network www.unsdsn.org

 

23 Maggio – Presentazione libro “Gente di Riso”

Il giorno 23 maggio 2018 verrà presentato il nuovo libro di Gianfranco Quaglia, “Gente di Riso”, edito dalla Casa Editrice Decima Musa.

Il volume, che raccoglie e racconta le storie della “gente del riso”, si avvale della prefazione di Bruno Gambarotta, che interverrà alla presentazione. Tra le testimonianze che vengono raccontate c’è anche quella del progetto YES!BAT.

L’evento si terrà presso la Sala Leonardo dell’Associazione Iirrigazione Est Sesia a Novara, alle ore 10.00. Seguirà light lunch a cura di Gianpiero Cravero e Paolo Rovellotti.

Gianfranco Quaglia, giornalista ed ex capo redazione di Novara de La Stampa, è Presidente del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

Appuntamento oggi con YES!BAT Al IJF18! – Non perdete il live!!

YES!VAT al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia!

Non perdetevi l’appuntamento di oggi, Giovedì 12 Aprile, dalle 12 alle 13.15!

Non potete venire? Seguite il live twitter e sul sito www.barillacfn.com !

 

Si parla di cibo, agricoltura, biodiversità, obiettivi di sviluppo sostenibile. Porre fine alla povertà, assicurare la prosperità a tutti, proteggere la terra. Può il cibo essere la risposta? Ma soprattutto, come possono i pipistrelli essere la risposta?

E voi? Cosa pensate?

 

 

Ecco alcune anticipazioni

 

Presentazione YES!BAT PSR misura 441 – Martedì 13 e Giovedì 15 Marzo

Non perdetevi gli incontri per la presentazione di  YES!BAT! Un momento importante per comprendere gli obiettivi e le finalità del progetto, anche nell’ambito delle nuove azioni previste dall’operazione 441 del PSR.

Ecco le informazioni dal sito della Regione Piemonte:

Sono in programma due incontri di approfondimento relativi al bando dell’Operazione 4.4.1 – Elementi naturaliformi dell’agroecosistema a cura della Direzione Agricoltura – Settore Programmazione dello sviluppo rurale. L’Operazione finanzia investimenti non produttivi (siepi, filari, aree umide, strutture per la fauna selvatica) a sostegno degli obiettivi agro-climatico-ambientali del PSR ed in particolare della biodiversità, del paesaggio e della qualità di acqua e suolo. Gli incontri si terranno

  • martedì 13 marzo 2018 ore 10-12.30, presso la sede dell’Agricoltura del territorio di Vercelli in via Manzoni, 8/a – Vercelli (2°piano)
  • giovedì 15 marzo 2018 ore 10-12.30, presso la sede dell’Agricoltura del territorio di Cuneo (Provveditorato agli studi) in corso De Gasperi, 40 – Cuneo (piano terra)

Vai al sito della Regione Piemonte